
Il Teatro dell’Inutile compie 20 anni: vent’anni di teatro, crescita e incontri con i bambini
Vent’anni di teatro, laboratori, spettacoli e generazioni di bambini e ragazzi che hanno scoperto sul palco un modo nuovo di esprimersi, mettersi in gioco e crescere insieme.
Ci sono attività che si possono misurare in anni. E ce ne sono altre che si misurano in persone, incontri, storie e ricordi.
Per Il Teatro dell’Inutile, questo anniversario parla soprattutto di questo: di bambini che sono entrati in una sala per la prima volta magari un po’ timidi e ne sono usciti qualche mese dopo capaci di stare davanti agli altri; di ragazzi che hanno imparato a fidarsi del gruppo; di famiglie che hanno scoperto nel teatro uno spazio di crescita, gioco e condivisione.
Sono vent’anni vissuti sul palco e dietro le quinte, ma anche nelle aule, nei laboratori, nelle prove e in tutti quei momenti apparentemente piccoli che, con il tempo, diventano parte della storia di una compagnia.
Vent’anni di teatro per bambini e ragazzi
Il Teatro dell’Inutile nasce nel 2006 e fin dai suoi primi anni costruisce una presenza sempre più forte nel territorio fiorentino, affiancando agli spettacoli anche progetti rivolti a scuole, bambini e ragazzi. Il rapporto con il CRC Antella è diventato nel tempo uno dei punti di riferimento di questa attività, tanto da trasformare il teatro non soltanto in un luogo dove assistere a uno spettacolo, ma in uno spazio da vivere e abitare.
Negli anni, generazioni di bambini e ragazzi hanno attraversato quelle sale. Alcuni per curiosità, altri perché spinti dai genitori, altri ancora semplicemente perché volevano provare a fare qualcosa di diverso.
E il teatro, spesso, comincia proprio così: con una prova.
Una voce da usare in modo diverso. Un personaggio da inventare. Un esercizio che all’inizio fa ridere e poi, quasi senza accorgersene, diventa qualcosa di più.
Il teatro come spazio per crescere
Il punto, però, non è soltanto imparare a recitare.
Dietro ogni esercizio teatrale c’è qualcosa che riguarda la vita di tutti i giorni: imparare ad ascoltare, aspettare il proprio turno, trovare il coraggio di parlare, accettare un errore, sostenere un compagno, collaborare per costruire qualcosa insieme.
È questa l’idea di teatro che Il Teatro dell’Inutile porta avanti da anni: non una semplice scuola di recitazione, ma un’esperienza capace di mettere in movimento persone e relazioni.
Sul palco non conta soltanto chi parla più forte o chi riesce a farsi notare. Conta il gruppo. Conta la capacità di esserci. Conta trovare il proprio modo di esprimersi.
E, soprattutto, conta capire che non esiste un solo modo giusto di stare in scena.
Dai primi laboratori a una comunità teatrale
Guardare indietro significa anche rendersi conto di quante cose siano cambiate.
Sono cambiate le generazioni di bambini e ragazzi. Sono cambiati i linguaggi, i temi, le esigenze. Sono cambiate le attività e le formule dei laboratori. Ma è rimasta una direzione precisa: avvicinare le persone al teatro e farne uno strumento di partecipazione, creatività e crescita.
Già negli anni passati l’attività formativa del Teatro dell’Inutile coinvolgeva bambini e ragazzi attraverso corsi e laboratori, in collaborazione con realtà scolastiche ed extrascolastiche del territorio. Nel 2015, ad esempio, il lavoro con il CRC Antella era già una presenza consolidata e i corsi coinvolgevano oltre cento studenti.
Anche negli anni successivi il percorso è continuato con nuove esperienze e iniziative dedicate ai più giovani. I laboratori teatrali si sono così intrecciati con la vita della comunità locale, creando occasioni di incontro che andavano oltre la lezione settimanale.
E poi arriva il momento di andare in scena
C’è un momento che, per chi frequenta un corso di teatro, ha sempre un significato particolare: il saggio finale.
Per mesi si lavora su un testo, su una scena, su un personaggio. Si prova, si sbaglia, si ricomincia. Poi arriva il giorno in cui le luci si accendono e quello che fino a poco tempo prima sembrava soltanto un gioco diventa uno spettacolo.
Il saggio rappresenta il punto d’arrivo di un percorso, ma anche il punto da cui ripartire.
Perché il vero risultato non è soltanto quello che il pubblico vede sul palco. È tutto ciò che è successo prima: la sicurezza conquistata, le amicizie nate, la capacità di mettersi in gioco, la consapevolezza di avere fatto qualcosa insieme agli altri.
E, qualche volta, quel percorso può andare anche oltre il saggio. Negli anni alcuni giovani allievi hanno avuto la possibilità di entrare direttamente nelle produzioni della compagnia, portando sul palcoscenico ciò che avevano sperimentato durante il percorso formativo.
Vent’anni dopo, cosa rimane?
Un anniversario è un’occasione per guardarsi indietro, ma soprattutto per accorgersi di quanta strada sia stata fatta.
Vent’anni sono tanti quando si parla di teatro per bambini e ragazzi. Perché vent’anni significano generazioni diverse, volti che cambiano, bambini che diventano adulti e, magari, tornano un giorno a teatro dall’altra parte della scena.
Significano anche una comunità che nel tempo ha riconosciuto nel teatro un luogo di incontro.
Forse è proprio questo il ricordo più bello da conservare.
Non soltanto gli spettacoli, le fotografie o gli applausi alla fine di una serata. Ma le persone che hanno condiviso quel percorso. Le risate durante una prova. La paura prima di entrare in scena. La soddisfazione dopo uno spettacolo riuscito. E quella sensazione, difficile da spiegare, che arriva quando ci si accorge di aver costruito qualcosa insieme.
Il Teatro dell’Inutile festeggia così i suoi vent’anni: con uno sguardo rivolto a tutto quello che è stato e con la voglia di continuare a lasciare spazio alle storie che devono ancora cominciare.
Perché ogni nuovo bambino che sale su un palco, ancora prima di recitare, porta con sé una possibilità.
Quella di scoprire qualcosa di nuovo su se stesso.
E forse è proprio questa, dopo vent’anni, la parte più importante della storia.